Kerôk

Il giorno 15 Maggio 2025 si è svolto il secondo concertone rockettaro nell’officina creativa in via Olona, 104 a Gallarate.
Insieme a Rebock e Jekke , con il supporto di CPX e Lorenzo da lontano che hanno prestato casse e quant’altro, abbiamo ospitato un altro rocker dall’Australia, Robbie Thunder, il magico Manduria from Milano e infine Edoardo Mantriota in arte Oth Jpeg da Varese, che ha chiuso la serata.

Tutti questi regaz sono artisti indipendenti e vogliono sfondare il mondo. La serata a questo giro era più tranquilla, un concerto in settimana pieno di gente curiosa di ascoltarsi nuove bands. Pensate che un amico da Varese mi ha scritto il giorno dopo per chiedere il nome di Robbie e di Manduria per ascoltarseli su Spotify.

Che dire, Robbie Thunder è un musicista australiano originario di Newcastle, noto per il suo stile energico che fonde power pop, garage rock ed elementi di egg punk. La sua musica è caratterizzata da melodie vivaci, riff di chitarra incisivi e un’attitudine ironica e autoironica, Manduria rappresenta una figura interessante nella scena garage punk italiana, il suo è un progetto solista che unisce chitarra elettrica, loop station e tre amplificatori per creare un suono grezzo, da sballo. Le sue performance sono le migliori, personalmente mi fa impazzire. Edoardo è un musicista a tutto tondo, da ragazzino suonava in diverse bands con amici, puoi mettergli in mano qualsiasi strumento e lui lo sa suonare. Il suo progetto Oth Jpeg racchiude brani definiti come experimental eletronic music.

Testo by Giulia Bonora

Fotografie by Rebecca Talamona

Grazie Sofi che ci segui da Torino e ci traduci le interviste dei nostri rockers. Giacomino Jekke ha preso la palla al balzo e abbiamo intervistato i boys.

Roby Thunder in the house! Come stai?
Molto bene, grazie.

Iniziamo! Se fossi un animale, quale saresti?
Devo essere un uccello, così posso volare. Qualcosa tipo un’aquila o un falco, così gli altri non possono bullizzarmi.

Uno in particolare?
Nahhh, non voglio pensarci troppo.

Qual è il tuo sogno più grande?
È difficile dire una cosa del genere senza tirartela troppo, tipo dire: diventare famoso. Mi piacerebbe avere una casa futuristica anni ’50, con un salotto “sunken” (ovvero ribassato, tipo scavato nel pavimento). Sarebbe divertente.

Che lavoro fai?
In realtà sono disoccupato.

Ah sì?
ridacchia un po’ isterico

Quindi vivi di sussidi?
Sì, prendo la pensione di invalidità.

Grande! Questo ci piace, all’italiana. E cosa faresti con 100.000 euro?
Sono un sacco di soldi!!!! Però… ehm… con quella cifra non puoi comprare molto, non ci prendi una casa o altro… non so… almeno non in Australia. Probabilmente li spenderei in cose varie: farei la spesa come voglio, comprerei cose di marche famose e forse qualsiasi cosa buffa vedo su Facebook Marketplace.

Per te cos’è l’amore?
Jesuuuuuus!!! Questa è una domanda pesante.
pausa
Ehm… forse… stare comodi nel silenzio. Per dare una risposta secca.

Qual è la cosa più folle che ti è successa in tour?
Mi sono cagato addosso, però non credo sia così folle. Penso che da adulto almeno una volta nella vita ti debba capitare.

L’intervistatore ammette: “Anche a me è successo”
Ecco, vedi, così te lo sei già tolto di mezzo.
qualcuno aggiunge: “sì, ieri”
Ride e aggiunge: sì, tre giorni fa, e non ti sei nemmeno cambiato!
Poi continua:
Beh, una volta abbiamo suonato in una cittadina provinciale in Australia e a un certo punto un tipo è salito sul palco, ha preso l’asta del microfono e ha cominciato a farla roteare, ha praticamente svuotato tutta la sala perché sventolava quella roba rischiando di stendere un sacco di persone. Non so, non ho mai visto qualcuno menare un’asta da microfono con quella forza!!

Qual è la tua canzone preferita?
“The August” di Waine

Domanda a sorpresa di Giuli: come hai incontrato te stesso? Come hai creato/fondato Roby Thunder?
È una cosa iniziata alla fine del 2022, con dei demo su cassetta e delle parti soliste senza band. È bello. Fare quello che ti piace. È quello che conta nella vita: fare quello che cazzo ti piace.

Parole sante, fratello!! E infine cosa metteresti in un panino?
Sai cos’è il DEVEN? (ride in modo malefico)

No.
(Lo abbiamo cercato e potrebbe essere sia un farmaco per controllare gli sbalzi d’umore sia una salsiccia, in ogni caso gli si addice.)

Meglio così. Cavolo… non so. Dipende sempre da cosa hai voglia. È sempre bello tenere le cose semplici e non serve per forza che ti tagli le verdure per renderlo pettinato. Basta infilare la mano nel sacchetto e mettere della carne, del prosciutto, magari un uovo se è ora di cena e dell’avocado se proprio vuoi strafare.

A partire da in basso a sinistra, il buon Liam, Re del finger skate che quella serata ha litigato con il Re del pogo Giacomino, che non si perde un concerto, mai nella vita (esattamente quello a destra di Robbie che si trova al centro con il suo piatto). Sopra Liam io e Rebock insieme alla ragazza di Robbie (anche lei australian ceramist), in basso a destra una nostra grande fan che ha promesso di seguire tutti i concerti, ti vogliamo bene!

WEWEWEWEWE ARRIVA MANDURIA

Che animale vorresti essere?
Allora vorrei essere… vorrei essere… quanto tempo ho per rispondere?

Poco, 1 secondo!
Ok, un merlo.

Qual è il tuo sogno più grande?
Emh… una balenottera azzurra eheh

Ma come? (scoppio a ridere)
Senti, cosa fai per vivere?
Con voce stramazzata mi dice: Sono disoccupato da oggi.

Cosa faresti con 100.000 euro?
Li sperpererei in benzina.

Che cos’è per te l’amore?
Dolores, il mio grande amore. Una bella donna rifatta che mi sto immaginando in questo momento.

E cosa dovrebbe avere questa Dolores di speciale?
Almeno la sesta!!

(NIENTE, ROTOLIAMO PER TERRA DOPO QUESTA RISPOSTA. ALLA FINE HA DETTO CHE SCHERZAVA, MA SIAMO ANCORA PERPLESSE)

Che cosa ti è successo di più pazzo in tour?
Mi sono appena spaccato il gomito rotolando per terra.

Qual è il tuo brano preferito?
Aspetta, qua devo rispondere seriamente… la mia canzone preferita… cazzo, troppo difficile!
Ok: “Miserlou” di Dick Dale.

Senti Manduria, come ti sei incontrato per la prima volta?
Durante il Covid, perché non avevo un cazzo da fare 🙁

Cosa metteresti nel panino?
Il salame eeeeeeeee il formaggio.

Intervista by Reb&Giuli

Kerôk

Il giorno 19 Aprile 2025 si è svolto il primo super concertone rockettaro nell’officina creativa in via Olona, 104 a Gallarate.
E’ successo tutto per caso. Un giorno leggo un messaggio di Jekke dei Five Bucks gasato di trovare uno spazio per far suonare le Itchy and the Nits, erano in tour europeo dall’Australia, una band fichissima di cui fanno parte tre ragazze mine piene di energia. Mi propose di fare un concerto in studio e accettai pensando: “concerto punk-rock e ceramica, bello crazy, al massimo spacchiamo tutto”.
Insieme alle Itchy, in ordine cronologico, suonarono le due bands locals dei Kanfora formata da Luca Brumana, cpx per gli amici, al basso, Lorenzo Amadori alla batteria e Federico Crapanzano, alla chitarra elettrica e Five Bucks un progetto musicale di Giacomo Masciavè Rodrigues (Jekke).
Insieme ad Anna, la ragazza con cui condivido tutt’oggi lo studio mettemmo insieme due birre e qualche pizza.
La serata aveva spaccato ed eravamo riusciti a fare una donazione alle bands grazie alle offerte di tutti gli amici che erano venuti ad ascoltarle.
Durante la serata abbiamo avviato il progetto Kerôk, un’idea nata per caso a Lipsia da me e Rebecca Talamona, Rebok, giovane ventiduenne fotografa di Galliate Lombardo, appassionata di musica rokkettara, punkettona, sempre pronta a tirare fuori la sua Minolta e scattare fotografie analogiche veramente crazy, ma soprattutto belle quasi quanto lei (REGINA DEL ROCK).
Il progetto prevede di far disegnare un piatto in ceramica ad ogni band, intervistarla, fotografarla, disegnarla eee alla fine creare una fanzine, questa è la nostra prima band…poi staremo a vedere.

Tra tutti i regaz che c’erano in studio a pogare e ad ascoltare le bands tirai fuori Sofia Guastoni, un’amica mezza americana alla quale chiedemmo di intervistare in inglese le fanciulle australiane, il nostro inglese purtroppo faceva pena, era meglio passare la palla a lei (ESPERTA).
Sofia, super contenta prese in mano la situazione e iniziò l’intervista leggendo le nostre domande.

Testo by Giulia Bonora

Le persone sono ancora fuori a fumare e chiacchierare.
All’ingresso, invece del solito timbro da discoteca, ci fanno un disegnino sul braccio.
Appena entrati, sulla sinistra c’è l’angolo di Sticknpork dove si stanno facendo tatuaggi, a destra un tavolo con sopra birre e pizza, e dietro, lunghe mensole occupano l’intera parete, con sopra i lavori di Giulia e Anna.
Su una di queste c’è un grande piatto bianco, in bilico tra le ceramiche, con i ritratti che Eva, Beth e Cin – le cantanti della band – si sono disegnate a vicenda.


Sono arrivate a Gallarate per il loro tour direttamente dall’Australia.
Gireranno l’Europa in van; è la prima volta in Italia per tutte, e lo studio di Giulia è una delle prime tappe.
In arte si fanno chiamare Itchy and the Nits (in italiano suonerebbe tipo “prurito e pidocchi”).
Beth e Cin sono sorelle, anche se molto diverse: Beth è bassa, mora e riccia; Cin ha i capelli ramati, è più slanciata e timida nei modi.
Eva è alta, bionda, ha un grande sorriso e un serpente di piume rosa al collo.

Prima di loro hanno suonato Kanfora e Five Bucks.
Finito il concerto, le fermiamo ancora con il fiato corto per aver appena urlato al microfono e ci spostiamo nella sala ceramiche per l’intervista.
(testo by Sofia Guastoni)

Credits by Chiole Comics

Che animale vorreste essere?
Eva: un cuculo o un orangotango.
Beth: un gorilla.
Cin: un greyhound.

Qual è il vostro sogno più grande?
Eva risponde che, per qualche motivo, ha segretamente voglia di incontrare Debbie Harry.
Beth esclama: “Oh, anche se ho detto che vorrei essere un gorilla, il mio sogno più grande rimane abbracciare uno scimpanzé!”
Scoppiano risate. Cin si fa spazio tra le voci e dice timidamente: “Il mio è vedere l’aurora boreale”.

Cosa fate per vivere?
Eva resta un attimo spiazzata, poi si ricorda: “Oddio, mi stavo dimenticando che fino a qualche settimana fa lavoravo… lavoro in un posto dove si comprano, vendono e scambiano vestiti, tipo uno swap. Le persone portano i loro abiti vintage, noi gli diamo un prezzo e li rivendiamo”.
Beth dice di aver lasciato il suo lavoro da corniciaia prima di partire, ma spera di riprenderlo al ritorno in Australia.
Cin ci sorprende: sta per iniziare un dottorato in storia dell’arte per lavorare all’università. Conclude con una risatina: “Forse rimarrò una studentessa per sempre”.

Cosa fareste con 100 mila euro?
Beth puntualizza: “Sarebbero 200 mila dollari!”
Eva sa già: “Magari rimarrei più a lungo in Italia?”
Giulia si gasa tantissimo. È esattamente quello che volevamo sentire.
Beth e Cin ci mettono di più a rispondere, prendono la domanda sorprendentemente sul serio.
Beth passa da un “non lo so” a pensieri ad alta voce, poi si decide (con un po’ di esitazione): “Magari metà per un mutuo e l’altra per una lunga vacanza”.
Anche Cin, come la sorella, li investirebbe: comprerebbe un terreno per costruirci sopra una casa.

Che cos’è per voi l’amore?
Eva ci pensa un attimo, poi risponde con una domanda: “Magari Beth e Cin?”
Beth ripete la domanda come per prendersi tempo e dice: “È troppo difficile rispondere”.
Eva si ricorda del fidanzato, ma ormai è tardi: Beth e Cin hanno preso il suo posto.
Beth ci sorprende: per lei l’amore è rilassarsi. Non pensa a un amore verso altri, ma rivolto a se stessi: stare bene, godersi le cose senza preoccuparsi.
Cin avrebbe voluto dire la stessa cosa e aggiunge: “Non stressarsi, dire e fare quello che vuoi, e stare bene”.

Cosa vi è successo di più pazzo durante il tour?
Eva parte in difensiva: “Siamo ancora solo all’inizio!” Poi racconta dei problemi col van: “Abbiamo rotto una luce e c’è un bel bollo su una delle portiere laterali. Speriamo non se ne accorgano quando glielo restituiamo”.
Beth ci racconta di come russa Eva: alterna un normale aaaaahhhh a un ihhhhhhh (irriproducibile a detta di tutte e tre)
Cin ricorda: “Una cosa folle ci è successa a San Francisco, quando ci siamo trovate la portiera dell’auto completamente cagata da qualcuno, e non riuscivamo a spiegarci come fosse successo”.

Canzone preferita?
Eva: Cry for a Shadow (dei Beatles).
Beth: “Ultimamente ascolto molto Cruel to Be Kind — non mi ricordo di chi è…”, e inizia a canticchiarla. “La amo!” (è di Nick Lowe).
Cin ci mette un po’, ma alla fine sceglie We’ve Got a Groovy Thing Goin’, Baby di Simon & Garfunkel.
Beth si inserisce: “Cin e il suo ragazzo Dave ne fanno una cover pazzesca. Quasi meglio dell’originale”.

Come vi siete incontrate?
Eva racconta di aver conosciuto Beth in una gelateria dove lavoravano entrambe. Appena arrivata, era sempre nervosa perché Beth le faceva scherzi di continuo. A volte le diceva che il capo era incazzato nero, anche se non era vero.
Beth ricorda invece di aver conosciuto prima un’amica di Eva, che le aveva chiesto di suonare insieme dopo aver saputo che aveva una batteria. Poi si è aggiunta Eva, infine Cin.

Cosa mettereste in un panino?
Eva: “Magari feta, salame, lattuga… e forse dei sottoaceti? Non so se è strano”.
Beth: “Ah, oddio! Di sicuro pane con lievito madre, pesto” — si gira verso Eva per controllare se l’avesse già detto — “formaggio di capra, rucola, salame anche io, pomodoro e senape”.
Eva le chiede ridendo: “E salsa di pomodoro?” Ma Beth, serissima risponde di no.
Cin sa già cosa vuole: “Un bel panino con tonno, jalapeño, cetriolini, cipolla, formaggio e senape”.

Finiamo l’intervista con Amore Disperato in sottofondo e andiamo di là a ballare.

Intervista by Reb&Giuli

ALCHEMICA

La forma della materia/ in collaborazione con MISANI per Milano Design Week 2025

KERAMO x MISANI

In occasione della Design Week 2025, la collaborazione
tra Misani e Keramo dà vita a “Alchemica”, un progetto
che esplora il dialogo tra due antiche arti artigianali:
l’oreficeria e la ceramica. Un incontro che celebra la
trasformazione della materia, in un percorso che unisce
tradizione, sperimentazione e maestria.
Il titolo “Alchemica” richiama l’antica arte alchemica,
in cui la materia veniva trasformata attraverso processi
segreti e quasi magici. Qui, l’alchimia è quella della
lavorazione artigianale, dove oro e ceramica – pur essendo
materiali apparentemente distanti – seguono un percorso
simile: dalla materia grezza all’opera preziosa, modellata
dal fuoco e dalla mano esperta dell’artigiano.
Sotto il tema della Design Week 2025, “Mondi Connessi”,
il progetto “Alchemica” diventa un’espressione tangibile
della sinergia tra questi due universi creativi. Il laboratorio
orafo e quello ceramico si trasformano in luoghi speculari,
in cui il processo artistico è il vero protagonista. Non
si celebra solo l’oggetto finito, ma l’atto stesso della
creazione: il valore del “fare”, del gesto e della ricerca
della forma (im)perfetta.

INFO @MISANIMILANO.COM

MILANO, APRILE 2025

ESPOSIZIONE
Alchemica
Misani Boutique
Via Cusani 4, Milano
8-12 Aprile ore 10:30-19:00

WWW.MISANIMILANO.COM

Impruneta città della ceramica

Una delle mie più grandi passioni è quella di viaggiare e scoprire nuovi luoghi della ceramica. Grazie ad un libricino realizzato dall’ A.I.C.C. e Touring Club Italiano ho scoperto molte città della ceramica, una di queste è Impruneta in Toscana.

Impruneta è un piccolo paesino celebre soprattutto per l’industria della terracotta (il cosiddetto cotto di Impruneta), è proprio qui che vennero costruiti gli embrici della cupola di Santa Maria del Fiore del Brunelleschi, molti dei materiali da costruzione delle ville medicee e di tanti palazzi signorili e addirittura le sculture dei Della Robbia.

La fortuna e fama della terracotta dell’impruneta è dovuta a una concomitanza di fattori quali la qualità dell’argilla, la presenza di importanti boschi che, in principio, erano la fonte di combustile delle varie fornaci e la fortunata posizione geografica, importante crocevia tra FirenzeArezzo e Siena. Da un documento del 23 marzo 1308 si apprende dell’esistenza, già allora, di una corporazione di 23 orciolai e mezzinai riunitasi con l’obiettivo di proteggere e controllare la qualità del prodotto.

Artenova Terracotte

Girando per il paese ho deciso di visitare il laboratorio di Artenova Terracotte, un grande esempio di bottega che è riuscita a modificare il suo mercato con la richiesta contemporanea in modo innovativo. Dopo una decennale esperienza nella produzione di manufatti artistico-ornamentali ha deciso di innovarsi, iniziando ad utilizzare, dopo una lunga fase di sperimentazione, la pregiatissima argilla di Impruneta per la realizzazione di grandi giare in terracotta per la lavorazione del vino. Realizzano giare di grandissime dimensioni spesso utilizzando la tecnica del colombino, una delle più antiche nel mondo della ceramica, per la quale è richiesta maestria.


L’artigiano manipola e poi sovrappone, girando intorno al vaso, cilindri di argilla detti “lucignoli”. L’uno sull’altro vengono compressi con le mani in modo da aderire strato su strato.
La giara viene tirata su in fasi diverse per evitare cedimenti. Dopo diversi giorni di paziente lavoro l’anfora comincia a prendere la sua forma definitiva. A lavoro ultimato, l’anfora viene posta ad essiccare in un apposito locale per un periodo che varia a seconda delle dimensioni e delle condizioni climatiche. L’ultima, delicata fase del ciclo di lavorazione della terracotta è la cottura.
Le giare perfettamente essiccate vengono messe nella camera di cottura del forno a una temperatura intorno ai mille gradi ed è proprio questa collaborazione fra terra, aria e fuoco a produrre il meraviglioso colore tipico della terracotta imprunetina.

Fornace Masini

Dopo la visita ad Artenova ho deciso di visitare l’antica Fornace Masini, attiva dal 1938. Qui ho avuto l’immenso piacere di conoscere Marco Masini, erede dei fondatori, che con grande passione mi ha raccontato la storia della sua preziosa manifattura, oggi partnership di Artemest.

Nel 1934, Ottavio e Livio Masini iniziarono la loro attività come fornaciai prendendo in gestione la vecchia fornace Giuseppe Agresti di Impruneta, una delle più antiche su tutto il territorio, oggi museo.

Fu così che da quel momento la famiglia Masini si tramanda le tecniche e i segreti dell’arte della terracotta di generazione in generazione, fino ai giorni nostri, dando vita a una vera e propria dinastia di fornaciai. L’anno successivo infatti si associò il fratello Bruno (padre di Marco) che, da solo, nel 1939 rilevò l’antica Fornace Vanni risalente al 1681, attuale sede della lavorazione portata avanti da Marco e i suoi figli.

Collaborazione con la Bottega Di Nino di Cunardo

Una delle cose che amo di più del mio lavoro è la ricerca continua di ispirazioni, di scambi e di dialoghi con gente del mestiere e artisti che riescono ad ampliare il modo di vedere le cose. La mia vita è un infinito viaggio in esplorazione di luoghi meravigliosi che comprendono l’arte, l’artigianato, la natura e la filosofia.

Da un po’ di tempo sto collaborando con la bottega cunardese dei fratelli Mauro e Marino di Nino, insieme abbiamo sviluppato nuovi modelli e reintrodotto la tipica decorazione della Frasca Blu, molto usata nelle nostre zone negli anni 60, sul primo pezzo Keramô decorato con ossidi sotto cristallina, una brocca da tre litri che riallaccia insieme la vecchia tradizione con il gusto contemporaneo. Questa botteghina per me sta diventando un luogo importante, non solo per sviluppare nuove idee e progetti ma anche per dialogare e trovare un po’ di pace. Curioso poi il fatto che negli anni 80 mio padre Angelo lavorò qui quando la sede era in via Raglio sul confine di Ghirla e a dirigere i lavori c’era ancora il fondatore Giuseppe Di Nino, il padre dei due fratelli.


Le ceramiche artistiche cunardesi Di Nino nascono nel 1976 grazie a Giuseppe Di Nino, originario di Castelli, famosa città ceramica. Giuseppe prima di mettersi in proprio lavorava presso le Ceramiche Coronetti, un’impresa ceramica cunardese molto diffusa a quei tempi, la sua mansione era quella di foggiatore. Per quasi trent’anni in questa manifattura si è prodotto ceramica in larga scala dal 1952 e la sua attività poteva contare più di 100 maestranze assunte al suo interno, con dipendenti provenienti dal centro Italia, Toscana, Calabria, Abruzzo ed Emilia Romagna.
Lo stabilimento si trovava in via Foscolo, e i grandi capannoni erano suddivisi così:

“La fabbrica si sviluppava su due piani , piano superiore reparto colaggio, inferiore forno a tunnel per il biscotto , forni per colori , reparto decorazioni ed in fondo staccato dal capannone reparto imballaggio e magazzino . Nella parte sul retro si trovava il parcheggio dove si smaltivano anche gli stampi in gesso dismessi . All’inizio dell’ingresso dal parcheggio si trovava il reparto modellisti dove appena entrati si distingueva quell’odore particolare di ceramica , la chiusura è arrivata nei primi anni ’80 e molti dei suoi dipendenti hanno proseguito la tradizione della ceramica Cunardese aprendo varie attività artigianali che hanno dato loro stesse altro lavoro a Cunardo , alcune sono , Ceramica Di Nino , Ceramica Fratelli De Simone , Ceramica D’Arienzo, Studio d’arte Cunardo con Cappellini Fiorenza e Vigezzi che ha iniziato una lavorazione prettamente artistica con porcellane stile Capodimonte”

Dopo diversi anni di abbandono i capannoni furono abbattuti ed oggi al loro posto troviamo la casa di cura “Le Terrazze”. Giuseppe avviò la bottega mentre ancora stava lavorando presso la Coronetti, di giorno era in manifattura e la sera era in garage ad allestire un laboratorio di ceramica. Partì con i primi lavori su commissione facendosi aiutare dai suoi colleghi che ben volentieri prendevano il lavoro per arrotondare ed in fine riuscì a mettersi in proprio e avviò la propria impresa che dal garage di casa si spostò prima in via Raglio e poi in via Varesina, dove possiamo trovarla tutt’oggi.

Dopo la morte di Giuseppe furono i figli Mauro e Marino di Nino che portarono avanti il lavoro, oggi producono molti pezzi per il Ticino, sono specializzati in colaggio di terraglia bianca e nella decorazione con ossidi sotto cristallina, ad aiutarli poi c’è Adriana, una decoratrice molto in gamba e spesso a realizzare i primi modelli collabora anche Oscar Fiorenza, grande artista e artigiano di Mesenzana.

Monumento Sociale

Domenica 12 giugno verrà presentato il progetto di “Monumento Sociale“, un’opera d’arte relazionale per la quale prenderanno parte diverse mani, a cura di Giulia Bonora.

La presentazione avverrà alle 20.00 presso il parco della Chiesa di San Giuseppe di Cassano Valcuvia, con la partecipazione dell’artista Giulia Bonora, la gallerista Eileen Ghiggini, curatrice della storica Galleria Ghiggini di Varese e di Teatro Periferico di Cassano Valcuvia. L’opera verrà realizzata grazie a En Plein Air, il progetto ideato e realizzato da Associazione Culturale ILINXdelleAli TeatroKarakorum TeatroQuattrox4Residenza IDRA, teatro in-folioTeatro Periferico insieme a ETRE, che porta le arti contemporanee nei luoghi pubblici, nei parchi, nelle piazze, e lungo i corsi d’acqua e sui monti.

Link per il programma: En Plein Air

Ingresso gratuito.

Piatti ad arte

Vagando in cerca di fantasia trovai Mario Chiodetti, un giornalista, poeta e collezionista di opere liberty, subito diventammo amici e quest’anno finalmente abbiamo deciso di collaborare per un progetto che mischiasse insieme poesia e ceramica. Il tema del nostro lavoro è “il tempo” che passa, che viene sfruttato, che fugge, che viene e che va, la forma più astratta, più sfuggente che ancora nessuno è riuscito ad intrappolare. Il tempo è quell’animale trasparente che abita le nostre menti, al quale spesso dedichiamo un pensiero, ci dona momenti di paura, di riflessione profonda, quella cosa che da piccoli vorremmo passasse in fretta e da grandi vorremmo si potesse fermare.

Io e Mario siamo amici da anni, l’arte ci accomuna e la cosa più naturale che potesse nascere tra una nostra collaborazione era un opera che racchiudesse un pensiero comune. Mario è la mente ed io sono le mani, da questa fusione nascono tre piatti ad arte che vogliono raccontare la nostra visione del TEMPO.

Porcellana in Repubblica Ceca

Grazie al progetto di Cerdee, mi sono diretta a Pilsen in Repubblica Ceca e oltre a gustarmi dell’ottima birra Pilsner ho potuto seguire due settimane di corsi intensivi su Small Business Thinking e sulla porcellana.

La prima settimana ho seguito un workshop di Design/Business thinking camp con Jiří Hanek presso la facoltà di Design e di Economia di Sutnarka, è stato molto interessante capire le varie problematiche che si posso presentare in una piccola impresa e ancor più utile è stato capire come poter superare questo genere di ostacoli. Durante la seconda settimana ho seguito il corso pratico di Gabriel Vach e sono stata in grado di realizzare diversi prodotti di design utilizzando svariate tecniche, quali: colaggio, foggiatura, formatura e decorazione a terzo fuoco.

Non smetterò mai di ringraziare Cerdee per le bellissime esperienza che mi ha regalato nel 2021, esperienze di crescita personale ma soprattutto professionale.

Fotografie by Roberto Vitali

Questa serie di fotografie è stata realizzata dal fotografo Roberto Vitali. Nel 2021 ha iniziato a seguirmi per la realizzazione di scatti fotografici, in qualche modo vorrei che documentino il mio lavoro, che spero un giorno, possa crescere sempre di più.

Le fotografie di Roberto, oltre ad essere meravigliose, hanno una grande affinità con il mio stile e sono davvero felice di aver collaborato con lui per questa raccolta. Nell’ottobre 2021 due di queste fotografie sono state selezionate da Photo Vogue come “Best of the day”.

Fotografie by Marco Traverso

Prealpi

Moda Primavera Estate 2020 per Vogue Talents

Prealpi è un progetto fotografico di Marco Traverso in collaborazione con Tea Barbagallo. Entrambi sono cresciuti nelle stesse zone del Nord Italia, in paesaggi naturali di campagna, tra pianure che incontrano colline, laghi e fiumi delle Prealpi.

Il periodo che hanno vissuto durante il lockdown li ha portati a ricongiungersi con le loro famiglie. Ripercorrendo alcuni momenti passati da ragazzi, hanno deciso di raccontare una storia fotografica dedicata alla moda primavera estate 2020, nella quale Marco ha voluto rendermi partecipe.

Team Credits

Photographer Marco Traverso
Stylist Tea Barbagallo
Hair / Make-up Lucia Orazi @ TWA
Photo Assistant Francesco Gigli
Models Giulia Bonora; Chiara Vanderstraeten @ Monster

Thanks to Giorgio Robustelli

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35, 21035, Cunardo (VA) – P.iva 03986340127 – C.F.
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